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Che cosa è il carboncino

Storia del carboncino

Il carboncino, nelle sue varie forme e tonalità (perché nella categoria spesso vengono fatti rientrare anche altri medium che poco hanno a che spartire con il carboncino originale) è lo strumento più antico e più povero per tracciare segni che si conosca. E non ci vuole molto a capire perché: il carbone di legna viene creato bruciando bastoncini o viti. Di una facilità di fabbricazione quasi imbarazzante, usufruisce della prima e più immediata lavorazione disponibile, cioè quella del fuoco, e tutti noi abbiamo tracciato qualche segno con un fiammifero usato o un pezzetto di carbone raffreddato, residuo di una combustione.

È lo stesso gesto atavico che fecero i nostri avi, e che da allora, fatto sconto delle lavorazioni industriali, è rimasto le stesso per millenni.

Perché il carboncino ha una storia personale assai lunga. Lunga quanto la scoperta del fuoco. Il carbone di legna era spesso un componente chiave della pittura rupestre, con esempi risalenti ad almeno 28.000 anni fa.

A partire dalle pitture rupestri, dove ai graffiti realizzati con selce si aggiungevano tracce di strofinamento di tizzoni carbonizzati, in linea generale tutto ciò che poi in seguito è stato realizzato e finito con altre tecniche parte da un disegno o abbozzo fatto con pezzo di carbone o suoi derivati. In realtà, in origine si tracciavano segni con sassi e pezzi di terra argillosa, ma dal momento che l’uomo inventò il fuoco si appropriò anche della possibilità di tracciare segni più definiti. E, con il tempo, di creare tonalità, ombre, luci e via discorrendo.

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È interessante rilevare come anche a livelli primordiali già fosse insita l’idea anche di raffigurare volumetrie morbide, e l’idea di colore (anch’essa insita, perché non razionalizzata), raffigurando animali che comunque sarebbero stati ampiamente riconoscibili

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Anche se agli albori dell’espressione grafica, utilizzando del carbone vero preso dal fuoco (e quindi anche meno maneggevole), e lavorando su una parte irregolare (e senza nozioni tecniche, ricordiamolo) già si tendeva a raffigurare l’azione e le volumetrie dei corpi tramite le sfumature. E il carbone assolveva benissimo tali scopi.

Le prime documentazioni storiche risalgono invece alla fine del I millennio dopo Cristo, quando la tecnica dell'affresco si diffuse in Europa, e con essa la pratica di utilizzare in alcuni casi il carboncino per realizzare l'abbozzo, in alternativa alla sinopia. Solo in seguito il carboncino assunse una dignità artistica autonoma, grazie a una materia povera che permetteva comunque di riprodurre una buona varietà di gamme nere e grigie, morbide e sgranate

Cominciamo a conoscere il carboncino

Il carbone per artisti è… polvere. Anzi… è la polvere per eccellenza, visto che è la prima forma di POLVERE ORGANIZZATA E FINALIZZATA AD UNO SCOPO.

È infatti il capostipite dei medium secchi lavorati (le progenitrici di tutti i medium sono e rimarranno per sempre le terre, che per prime vennero usate al loro stato naturale). Si definiscono medium lavorati proprio perché subiscono una trasformazione rispetto al loro stato originario.

Nel caso del carboncino, come è ovvio, la trasformazione avviene tramite il fuoco. Cioè il carboncino per artisti è il risultato di una combustione, composta in prevalenza da materiali organici lavorati (cioè come detto non usati così come si presentano in natura), polverizzati finemente, e successivamente pressati ed uniti, in vari modi e forme.

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A diverso tipo di legno, di combustione, di formato e di purezza corrispondono diversi tipi di carboncino che rilasceranno differenti segni e modularità

La loro unione è garantita sia utilizzando additivi leganti, come gomma o un legante di cera, oppure in modalità del tutto naturale (senza aggiungervi niente) eliminando l'ossigeno all'interno del materiale durante il processo di produzione.

Quindi: a seconda del tipo di carboncino, della sua purezza, della combustione subita, e dell’aggiunta o meni di altri leganti e/o pigmenti avremo medium di diverse potenzialità e funzioni, che altrettanti diversi effetti.

È un medium autonomo, nel senso che ricopre più funzionalità ed è in grado di aiutare l’artista sia nello studio e la composizione dei lavori sia nella creazione di vere e priorie creazioni artistiche finite. Per esempio, una delle peculiarità dei carboncini (ma anche delle crete) è quella di mettere in evidenza la trama della carta su cui state lavorando, permettendovi di ottenere numerosi effetti a seconda della scelta della carta più o meno ruvida.

Come è fatto?

Il Carboncino usato dagli artisti è fatto prevalentemente in legno di salice, una pianta che cresce in lunghe aste alte più di due metri, coltivato in piantagioni e raccolto ogni anno in inverno.

Viene tagliato in lunghe parti, poi immerse in acqua bollita. Una volta pulito, asciugato all'aria e quindi tagliato alla lunghezza adeguata, viene messo in contenitori di metallo riempiti di sabbia. I bastoncini bruciano per ore ad una temperatura, e servono poi lunghi tempi di raffreddamento.

Esistono vari tipi e usi del carbone come mezzo artistico, dovuti alla tipologia di materiale legnoso e il metodo di preparazione, che permettono di produrre più tipi di carbone. Generalmente, però, le forme classiche in cui il carboncino viene presentato sono tre:

Tipologie di carboncino

Carboncino naturale (fusaggine)

I diversi gradi di durezza del carboncino sono dovuti alla durata complessiva della carbonizzazione: più brucia, più il carbone avrà una colorazione intensa, per quanto mai profonda e carica (satura). Il carboncino naturale lascia un tratto grigio-nero e si trova in commercio in diversi tagli. Il suo ruolo principale sta nel dare modo di studiare forme, composizioni di quadri, idee, studi, prove, sperimentazioni, impostazioni ma soprattutto… ripensamenti.

La sua polvere e la sua poca saturazione ne fanno uno strumento versatile ma soprattutto facilmente cancellabile, lasciando in questa fase pochi residui e d aloni. Questo anche perché, è bene ricordarlo, il carboncino naturale va usato delicatamente, altrimenti si rompe, e anche perché ESSENDO POLVERE PRATICAMENTE PURA NON SI ASSOMMA, e quindi, anche volendo fare più passaggi, non potrà mai raggiungere una intensità notevole di tratto. È quindi del tutto inutile e controproducente passare e ripassare sullo stesso tratto, anche fissando tra una passata e l’altra.

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La maestria che si raggiunge nell'impiego di fusaggine in alcuni lavori non è seconda a nessun altro tipo di medium a base carboncino

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La fusaggine ha un tocco delicato, particolarmente dedito allo sfumato, che offre grande vibrazione nei soggetti

Sono usati dagli artisti per disegni di grandi dimensioni, e per coprire grandi campiture, e in queste fasi sono preferibili perché (a parte il loro costo, e assai più conveniente), non lasciando un tratto sottile non distraggono l’artista, che altrimenti potrebbe essere indotto a dedicarsi prima del dovuto ai particolari.

La loro polvere fine, ma non aggressiva, è la preferita per il riporto del disegno su supporto (ripassando il resto della carta, a guisa di carta copiativa) e nella tecnica dello spolvero, perché lasciando un segno così leggero e impalpabile permettono la definizione di forme e contorni senza rovinare il colore usato (prima della pittura). Proprio per questo motivo, in passato, gli artisti usavano, abbozzando, un carboncino molto morbido, detto "fusaggine" che lasciava molta traccia sulla carta e poteva poi essere rimosso facilmente, oltre al fatto che una volta stesa poteva (e può) essere lavorata con sfumino o gomma pane per creare sfumature e chiaroscuri.

Però può dare anche opere finite di grande pregio e di grande poesia e delicatezza.

La tonalità del nero del carboncino vegetale (salice, pioppo, betulla o nocciolo) tende all'azzurro. Il carbone vegetale è anche disponibile naturalmente in una gamma di durezze tra cui morbido, medio e duro.

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Usare lo sfumato della fusaggine, mentre le masse nere delineano i volumi, e i colpi di luce indefiniti realizzano la tridimensionalità, rende lavori di una superba ambientazione. Solo l’uso sapiente della fusaggine permette ciò

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In questo disegno, dove il tratto è marcato, la parte dove la fusaggine rende al suo meglio è lo straccio a righe, che sembra davvero rendere al meglio il tessuto con il quale è fatto

Carbone di Vite, Salice e Tiglio

Il carbone di vite e salice viene prodotto riscaldando viti e pezzi di salice in un forno o in una camera, e i bastoncini così formati tendono ad essere abbastanza sottili e lunghi e sono sempre leggermente irregolari, limitando alcuni dei segni che è possibile ottenere.

Il legno diverso produce un carbone diverso con carbone di vite che crea un carbone grigio scuro e salice che crea un nero ricco, profondo, quasi vellutato. Anche nei pigmenti per pittura la dicitura “nero di vite” è relativa ad un nero più profondo e carico, molto intenso.

Il carbone di salice tende ad avere un segno più uniforme, coerente e particelle più fini del carbone di vite. È commercializzato in più formati: sottile, medio, spesso e grosso o jumbo. Questi variano tra 3 e 24 mm.

 

Carboncino compresso

Il carbone di legna compresso (indicato anche come bastoncini di carbone) è modellato in un blocchetto o un bastoncino regolare, o a carré. È molto fragile. Lascia un segno nero, molto profondo e regolare, ma a differenza del carboncino naturale non offre una così ampia gamma di sfumature. Esso è usato soprattutto per i disegni grafici, molto tecnici e regolari.

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Il carboncino compresso rende perfettamente i toni scuri e profondi, e anche in assenza di colpi di luce evidenti rilascia con maestria effetti tonali “suggeriti” di prim’ordine. Ma anche in caso di effetti sfumati e meno decisi, come nel disegno a lato, il carboncino compresso svolge ottimamente il suo lavoro, raggiungendo una finitura quasi pittorica

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Carboncino

La sua composizione è varia. È più duro del carbone di salice o del carbone di legna. L'intensità del materiale è determinata dalla durezza. Per meglio comprender: la polvere di carbone viene mescolata con legante di gomma, e poi compressa a formare bastoncini a sezione rotonda o quadrata. Esattamente come in altri medium a polvere o pigmento (vedi pastelli, crete, gessi) la quantità di legante utilizzata determina la durezza del bastoncino. La quantità di gomma o leganti di cera utilizzati durante il processo di produzione influisce sulla durezza: con più aggiunte i segni disi fanno morbidi e intensamente neri, mentre con meno additivazione (quindi più percentuale carbonica) i segni si fanno più luminosi (avendo il carbone una finitura lucida).

Grosso modo, infatti, il carbone di legna compresso è costituito da una percentuale (variabile dal 50 al 70 %) di carbone di legna, (betulla, salice) finemente macinato, a cui viene aggiunta argilla (anche in questo caso si dal 25 al 50%), pigmento nero (3-8%) e un tocco di blu oltremare (3-5%). In alcuni casi vengono impiegate antracite e colla di farina. In altre occasioni, può essere composta da nero di carbonio ricavato dalla calcinazione di ossa più carbone nero macinato e mescolato a un legante come l'argilla o la gomma arabica.

Il tono di nero di questo carboncino è tendente al marrone. Partendo dal carbone puro di legno, si ottiene uno strumento da disegno rotondo e di facile uso, che garantisce una profondità superba nel colore e nella sfumatura. Le tre tonalità di chiaro, medio e scuro si mescolano e si uniscono perfettamente: aggiungendo dell'acqua, si ottengono effetti di sfumatura molto delicati. Sono reperibili sul mercato anche in versione colorata e di dimensioni maggiori per tratti più intensi e campiture più ampie.

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Carboncino

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Nathan Fowkes

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Nathan Fowkes

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Nathan Fowkes

Carbone in polvere, che come dice il nome è carbone ridotto in polvere fine. Utilizzato per coprire grandi aree di un lavoro, sporca parecchio ed è di difficile maneggevolezza, seppure di grande efficacia. Può essere fatto frantumando la polvere di salice o carbone di legna o acquistandolo come prodotto separato. Si combina con altri prodotti a carboncino o usato bagnato con acquerello per creare aree di nero scuro scuro nelle opere d'arte.

Pur usando polvere di qualità, il segno, essendo polvere, potrebbe non risultare sufficientemente intenso. Si può quindi utilizzare in combinazione con blocchi di pastello compresso. Bisogna stare attenti alla percentuale tra acqua e carboncino, perché quest’ultimo, asciugando, mantenga le sue peculiarità di saturazione della tinta.

 

Le matite a carboncino sono realizzate con carbone compresso (quindi polvere di carbone e una gomma o un legante per cera) racchiuso in veste di legno, per irrigidirlo e preservarlo, similarmente alle matite di grafite. Il legno più comune usato per la giacca di carboncino è il cedro.

In questo modo è possibile maneggiarlo e appuntirlo in maniera molti più precisa, potendo così impiegare il carboncino per dettagli fini e nitidi, e impedendo di calcare troppo sul disegno e/o di lasciare un segno troppo marcato.

Questo tipo di carboncino è particolarmente adatto per la realizzazione di disegni che poi verranno dipinti a pastelli, a olio, a tempera o ad acquerello. Con la matita carboncino si ha la possibilità di entrare meglio nel dettaglio, vengono quindi impiegate anche per rifinire i disegni eseguiti con il carboncino classico. In più rilasciano la possibilità di avere zone scuro profonde ma non lucide, come invece accade con la grafite.

Si trovano nella stessa varietà di durezze del carbone compresso che va da extra morbido a duro, noto anche come 6B a HB.

La combinazione di carboncino e matite di grafite può migliorare un disegno giocando sia con il tono che con le superfici opache e riflettenti di ciascuno. Alcuni ritrattisti usano la grafite per capelli, occhi e accessori e poi carbone per un delicato tono della pelle morbida e per tessuti più morbidi e lussuosi.

 

Carboncino colorato. È carbone di legna compresso e pigmentato.

 

Carbone bianco. Alcune matite bianche per artisti sono indicate come carbone bianco, tuttavia non hanno alcuna relazione con il carbone tradizionale e in realtà contengono normalmente pigmento bianco di titanio o carbonato di calcio e un legante di argilla o un legante alternativo all'interno di una guaina di legno. Il carbone bianco esiste anche legittimamente, è una varietà giapponese nota anche come "Binchōtan". Questo carbone è molto più leggero del carbone tradizionale ma è più di un grigio chiaro, il colore delle ceneri che il bianco (cit.).

 

Le matite di carbonio sono talvolta menzionate nello stesso range dei prodotti a base di carbone, tuttavia sono fatte di una forma diversa di carbonio rispetto al carbone o alla grafite. Sono fatti con il lampione nero, un pigmento creato raccogliendo la fuliggine rimasta dal petrolio che brucia. Hanno una consistenza più uniforme del carbone poiché il materiale è più puro e liscio e sono disponibili nella stessa varietà di durezze del carbone compresso e delle matite di carbone (cit.)

 

Fusaggine liquida. Sono disponibili confezioni di fusaggine liquida, pennellabile, mischiabile in vari mix, che se usata pura una volta asciutta mantiene la finitura del carboncino compresso

CONSERVARE LE MATITE ED I BASTONCINI DI CRETA

Questo materiale, in quanto morbido, può risultare anche fragile. Per una corretta conservazione, è consigliabile coprire la punta delle matite o tutto il bastoncino, con un po’ di carta e nastro adesivo e tenerle (soprattutto i bastoncini) in un astuccio per evitare che si rompano.

Le matite è bene che stiano in un astuccio porta matite, arrotolabile o meno, ma infilate negli anelli elastici per evitare che sbattano in una scatola e che perdano le punte.

I carré a loro volta meglio se possono essere riposti in scatole con alloggiamenti incavati nel polietere o nel gommapiuma (in qualsiasi centro dedicato al fai da te ne vendono quadrotti a prezzi irrisori, e sono facilmente intagliabili per creare forme precise con una lametta o un cutter).

Idem, se possibile, per i bastoncini.

Per i carré e i bastoncini può essere valida idea avvolgerne gran parte del copro con carta stagnola stretta. Evita di sporcarsi le mani, e anche se non sembra protegge un po' di più i medium dagli urti accidentali.

 

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